|
I festeggiamenti iniziano con la novena, il 1°
maggio, e con il passare dei giorni l'attesa è sempre più
viva, un cerimoniale secolare che si ripete ogni anno. Si entra
nel vivo il 9 sera con la processione della reliquia del sacro
cuore di Sant'Alfio. Si inizia dalla chiesa della Campana,
eretta su un antico tempio greco, attraversando le principali
vie del centro storico fino a raggiungere la chiesa di
sant'Alfio.
|
 |
|

|

|
|
All'una
il rintocco secco delle campane, poi lo
scampanio a festa: si aprono le porte ed appare
sant'Alfio; al grido: "'e gghiamamulu a
sant'affiu" un coro unanime si leva dalla
piazza. I "nuri",così vengono
chiamati i devoti,
uomini a torso nudo con in mano un mazzo di
fiori o ceri e la mano legate
|
 |
|
|
|
dietro la
schiena, corrono gridando: << viva li santi mattri:mattrisanti!>>,
per le vei della città ripercorrendo il giro santo. |
 |
Alle dieci del 10 maggio, dopo la
celebrazione eucaristica presieduta dall'arcidiacono parroco,
"a sciuta di sant'Alfio", seduto su una poltrona di
argento donatagli, alla fine dell'800, dal senatore Giuseppe
Luigi Beneventano, esce dal sagrato accompagnata dai canonici,
dai cavalieri del Santo Sepolcro, dalle associazioni cattoliche,
le confraternite fino a raggiungere la sede comunale, ex palazzo
Scammacca, dove ad attendere ci sono |
| il sindaco, la giunta e
civili della città. Davanti al portone il primo cittadino a
nome di tutti i lentinesi dona al santo un mazzo di rose, in
segno di devozione. |
|
Poi il giro d'onore con la vara di
sant'Alfio che unisce tutta la città. La vara raggiunge tutti i
quartieri, fino ad arrivare in serata "a porta iaci",
in via regina Margherita, l'antico quartiere di Santa Maria
vecchia, dove avviene l'offerta della cera. L'11 mattina al
solenne pontificale presieduto dall'arcivescovo di Siracusa, e
concelebrato dai sacerdoti della città. Segue una processione
senza soste, fino all'alba del 12, quando sant'Alfio ritorna in
chiesa, chiuso nella sua cappella, mentre i devoti aspettano il
prossimo anno.
|
|
|